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LA STORIA DI GRAMMICHELE
Ritrovamenti di ceramiche e monete effettuati in località Terravecchia confermano l'esistenza di un centro greco-siculo, identificato con Echetla, città o fortezza della Sicilia sui confini del territorio siracusano. Menzionata da Diodoro, nel 309 a.C. fu occupata da un corpo di truppe al servizio di Siracusa; in seguito fu presa, nonostante la sua forte posizione, da Xenodico di Agrigento che le ridiede la libertà. E' ancora ricordata da Polibio per la sua posizione ai confini tra il territorio siracusano e quello dei Cartaginesi. Fu assediata da Roma all'inizio della prima guerra punica. nel medioevo si formò, sul luogo dell'antica città, un borgo che fu feudo della famiglia Carafa Branciforte. Distrutto dal terremoto dell'11 genaio 1693, i suoi abitanti si trasferirono nel luogo attuale, dove venne fondato da Carlo Maria Carata Branciforte il borgo di Grammichele, che ebbe in seguito rapido sviluppo.Molte furono le vittime del disastro (1516, secondo Centorbi, ma la cifra esatta è alquanto incerta) e pochi i superstiti; questi iniziarono immediatamente a cercare dei luoghi sicuri ove rifugiarsi. Alcuni trovarono ospitalità nel convento dei Padri Eremiti del Piano, altri si stanziarono nelle campagne circostanti (Giandritto, Camemi, Fondo Margi). La mancanza dei beni di prima necessità indusse i superstiti a chiedere aiuto all'Eccellentissimo don Carlo Maria Carafa principe di Butera e di Roccella, barone di Occhiolà, che abitava a Mazzarino. Questi, appresa la dolorosa notizia, inviò subito i soccorsi alla povera gente che iniziò subito a nutrire, nei suoi confronti, sentimenti di profonda gratitudine.
Successivamente il principe invia un gentiluomo di palazzo, don Giovanni Di Silvestro, con l'incarico specifico di ricondurre i propri vassalli nel feudo di Gran Michele, territorio sul quale doveva essere costruita la nuova città. Quindi inizia a lavorare al piano della città, sia da solo, sia con l'aiuto di fra' Michele da Ferla, architetto già attivo a Sciacca, il quale inizia subito a tracciare le strade e le chiese su disegno eseguito dal principe stesso, incidendole su una lavagna di ardesia (nella foto a lato), tuttora conservata nel Palazzo Comunale.
Compiute queste prime operazioni, viene ordinato di iniziare i lavori per la costruzione della città; il 18 aprile di quell'anno, poco dopo mezzogiorno, con l'assistenza del Clero e di tutto il popolo, al suono di campane, trombe e tamburi, fattasi la benedizione, viene posta in uno degli angoli dell'esagonale recinto, dalle mani stesse di don Carlo Maria, la prima pietra, dove era indicato il giorno, il mese, l'anno e l'ora dell'inizio dei lavori. Dopo la partenza del principe, si dà inizio alla occupazione dei lotti che i contadini scelgono nell'isolato. Le costruzioni iniziano rapidamente, ma il 28 luglio un incendio distrugge buona parte dei pagliai e delle baracche costruite ai margini della nuova città. L'incendio, che si rivelerà provvidenziale per il regolare processo di costruzione di Grammichele, convincerà anche i più titubanti a trasferirsi entro le maglie della città.
GRAMMICHELE OGGI
La pianta della città è stata sempre oggetto di analisi e di i interpretazioni da parte degli studiosi: "La forma è in apparenza semplice - come sottolinea Giuseppe Pagnano - ma all'analisi si scopre complessa, ricca di corrispondenze formali e non priva di qualche colta citazione. Una grande superficie costituisce la città esagonale che si amplia con il sistema di cinque borghi perimetrali, restando il sesto riservato alla residenza del principe."
Al centro dell'originale struttura esagonale, una grande piazza attraversata da sei strade che si staccano tutte al centro dei lati dell'esagono
I MONUMENTI E I SITI
Grammichele offre un bell'esempio di urbanistica del '600, razionale e ordinata. Chiese e palazzi mostrano con semplicità gli stili settecenteschi.
La Chiesa Madre, preceduta da una gradinata culminante in un piccolo sagrato, contribuisce a sottolineare il fascino e la suggestività dell'intera piazza. I lavori per la costruzione della chiesa risalgono al 1724. Lo stile della facciata è in barocco semplice ed elegante; l'interno è a croce latina con tre navate divise da cinque arcate; nel mezzo della crociera, lunga 22 metri, si innalza la cupola alta circa 39 metri dal suolo. La parte superiore della facciata fu ultimata dall'architetto Carlo Sada che modificò il progetto originario con l'aggiunta di un coronamento frantonato al posto dell'orologio, poi sistemato al culmine del Palazzo Comunale.
Attiguo alla chiesa Madre si erge il Palazzo Comunale, uno tra i più rilevanti edifici pubblici della città, ideato e costruito dall'architetto Carlo Sada nel 1896.
In origine, l'assetto urbano della piazza era stato completato con la costruzione del Palazzo Giuratorio, affidata al capomastro Onofrio Grosso. Per la costruzione di tale edificio, venne tagliato l'angolo chiuso della piazza, ricavandone una piccola cellula quadrata. Alla fine dell'800, per decisione del sindaco Andrea Vaccaro, l'antica Domus Iuratoria fu demolita per far posto al Palazzo Comunale. L'edificio, di stile rinascimentale, è attualmente costituito da tre piani e presenta una facciata maestosa e artisticamente riuscita.

Il Museo civico archeologico di Grammichele.
Il Museo Civico di Grammichele raccoglie reperti archeologici provenienti dal territorio comunale rinvenuti nel corso di regolari campagne di scavo della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Catania e in battute topografiche di superficie in quello che si è rivelato un sito di straordinaria importanza per lo studio della penetrazione coloniale greca su un sostrato culturale delle popolazioni indigene della Sicilia orientale.

LE RICORRENZE
8 maggio: festa di San Michele Arcangelo, patrono di Grammichele.
Fiere: 18-19 marzo, 6-7 maggio, 6-7 settembre, ultima domenica di ottobre, 6-7-8 dicembre.
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