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La sua posizione strategica per il controllo della piana di Gela e di quella di Catania la rese una fortezza nel periodo arabo e in quello normanno, quando si registra la sua grande espansione. Le origini di Caltagirone risalgono al V millennio a. C. Già il toponimo rivela l'attività peculiare che caratterizza tutto il corso storico della città: la produzione della ceramica. Furono gli Arabi a definire il luogo come Qal'at al Ghàrun, ossia "Collina dei vasi", trovando una fiorente attività artigianale al momento della conquista del borgo (828).
Gli Arabi non solo appresero le antiche tecniche locali di produzione della ceramica, ma contribuirono all'introduzione di sistemi innovativi nella realizzazione della stessa.
Intorno all'anno Mille si verificò un altro evento destinato ad influire sull'evoluzione politica ed etnica di Caltagirone: l'arrivo dei Genovesi. Giunti in Sicilia al seguito del bizantino Giorgio Maniace (1038-1042), intenzionato a riconquiste l'isola, vi rimasero creando un loro quartiere nell'area orientale, ove costruirono la chiesa di S. Giorgio.
La loro dominazione proseguì incontrastata fino all'arrivo dei Normanni capeggiati da Ruggero d'Altavilla, coi quali condivisero il potere politico. La vittoria definitiva dei Normanni sugli Arabi fu sancita il 25 luglio del 1090, giorno nel quale si celebra San Giacomo. L'evento viene commemorato a ncora oggi con un corteo storico e con l'illuminazione della scala di Santa Maria del Monte.
Caltagirone ricoprì un ruolo di primo piano anche nei movimenti popolari che, nel 1282, condussero alla rivolta dei Vespri Siciliani. Il barone Gualtiero, capo dei rivoltosi di Caltagirone e fautore di una politica repubblicana filo-papale, dopo i primi successi riportati sulle truppe Angioine, fu messo in minoranza e giustiziato l'anno seguente. Oltre alla comunità Aragonese, la presenza iberica aumentò nel secolo XIV con l'arrivo in città di una colonia di Catalani cacciati dalla Sicilia occidentale. La loro presenza favorì un notevole progresso nell'arte della ceramica, non soltanto con l'immissione di motivi decorativi catalano-moreschi sul sostrato arabo-siculo, ma anche con l'incremento della produzione, destinata ora anche all'esportazione.
A partire dal secolo XV comincia l'età dell'oro dell'arte calatina, e non soltanto nel settore della ceramica.
Lavorano nella città artisti del calibro di Antonello da Messina, Filippo Paladini, i Gagini, Camillo Camilliani e molti altri. Questo momento di splendore e serenità viene drammaticamente interrotto dalla carestia del 1627 e dal grave terremoto del 1693 che scolvolsero l'isola.
Successivamente fu progettata, per ordine del duca di Camastra, la ricostruzione di Caltagirone.
Anche questo secolo, come il precedente, si chiuse con tragici eventi. Nel 1799, infatti, un gruppo di anti-giacobini innescarono una serie di tumulti che degenerarono in una sorta di guerra civile tra popolo e nobiltà, soffocata nel sangue per volontà regia. Quest'episodio segnerà una svolta storica, che si svilupperà durante tutto il secolo XIX. Il trasferimento di una parte dell'antica nobiltà feudale nella capitale del Regno, e la fusione di quella restante con esponenti della borghesia, provocò una trasformazione delle strutture politiche e sociali.
I MONUMENTI
A seguito del terremoto del 1693 che danneggia parte del patrimonio urbano, e grazie alle risorse di cui l'elite locale dispone la ricostruzione é rapida ed affidata ad architetti prestigiosi (R. Gagliardi, N. Bonaiuto, e poi V. Marvuglia), come d'altra parte era nella tradizione locale che registra frequenti committenze ad artisti celebri quali ad esempio i Gagini. Questa tradizione si é espressa anche neI secolo XIX, con l'affidamento a Giovanni Battista Basile della Villa comunale, e neI nostro quando Luigi Sturzo, il noto uomo politico calatino fondatore neI 1919 deI Partito Popolare Italiano, vi chiama Ernesto Basile. Tutto ciò non é però bastato ad evitare, con Io spostarsi verso Sud della nuova zona residenziale già a partire dall'800, un processo di parziale degrado del centro storico. Date queste premesse non stupirà il numero e la qualità degli edifici che testimoniano il prestigio urbano della città e, innanzitutto, delle chiese (daI 1816 é diocesi). Tra queste segnaliamo quella di San Giacomo (il
patrono della città), eretta in periodo normanno, ma ricostruita come tutte dopo il terremoto, ricca all'interno di opere d'arte di Gian Domenico e di Antonello Gagini e di F. Paladino; il Duomo (dedicato a San Giuliano), anch'esso di origine normanna ma ricostruito tra il '500 e il '600 (la facciata fu rifatta agIi inizi deI nostro secolo); la chiesa del Salvatore che custodisce una statua attribuita ad Antonello Gagini e la tomba di Sturzo; quella di San Giorgio, eretta neI 1030 dalla colonia genovese (custodisce una tavola della Trinità, capolavoro di scuola fiamminga); di San Francesco di Paola (sul fianco ha un portale del 1625); di San Francesco d'Assisi del 1226, ricostruita dai fratelli Vaccaro; del Gesù, che conserva tavole del '500 e una tela di F. Paladino; dei Cappuccini Nuovi, con soffitto del 1582, un trittico di F. Paladino del 1604 e un pinacoteca con opere dal XVI al XIX secolo; di San Domenico, con statua di Antonello Gagini; di Santa Maria del Monte, ricostruita da F. Battaglia ( il campani
le é di N. Bonaiuto su disegno di Marvuglia), con all'interno sculture del '500, tele dei fratelli Vaccaro e tesoro di preziose opere di oreficeria. Meno numerosi, ma non meno rilevanti gli edifici civili e gli elementi di arredo urbano. Tra i primi, il carcere progettato da Bonaiuto, il Monte delle Prestanze (oggi Banco di Sicilia) ancora di Bonaiuto (1783); la Corte Capitaneale decorata da Antonello e Domenico Gagini (secolo XVI-XVII); il palazzo senatorio (oggi Galleria Sturzo); il palazzo municipale, già Bellaprima, con facciata barocca; il palazzo Gravina con decorazioni gaginesche (custodisce una collezione privata di maioliche). Tra i secondi la Villa, il grande giardino pubblico sorto nel 1846 e poi risistemato nel 1850 su disegno di Basile (all'interno una grande fontana cinquecentesca di Camillo Camilliani e un palco per la musica di stile moresco con rivestimenti in ceramica); la scala di Santa Maria del Monte, costruita nel 1608 e recentemente ricoperta di maiolica; il "Teatrino", scenografico bel
vedere sulla città, opera di N. Bonaiuto. Esso é oggi l'ingresso alla più prestigiosa istituzione culturale della città, il Museo della ceramica.
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